La parte fiscale del Codice del Terzo Settore, dopo anni di attesa, ha ricevuto il via libera della Commissione Europea e si prepara ad andare a regime. Un passaggio importante che riguarda da vicino migliaia di associazioni culturali, oggi chiamate a scegliere se entrare nel perimetro degli Enti del Terzo Settore (ETS), iscrivendosi al RUNTS, oppure restare fuori e affrontare le conseguenze. Chi non si iscriverà al RUNTS e non si conformerà alle regole previste per gli ETS, perderà ogni agevolazione fiscale e civilistica prevista dal Codice. Le attività eventualmente svolte – soprattutto se a pagamento – verranno trattate come attività commerciali a tutti gli effetti, con tutti gli obblighi connessi: partita IVA, contabilità, tassazione ordinaria, regole igienico-sanitarie, licenze, SIAE, SCIA e così via. Inoltre, gli enti che continueranno a operare con statuti non aggiornati, ma svolgendo attività a scopo di lucro sotto forma associativa, potranno essere oggetto di controlli fiscali e accertamenti, anche retroattivi. Il rischio non è solo economico, ma anche reputazionale. Chi fa cultura in modo coerente con i principi del Codice può valutare serenamente l’iscrizione al RUNTS, scegliendo la qualifica di Associazione di Promozione Sociale (APS) se ne ricorrono i requisiti, o in alternativa rientrare nella categoria generica degli ETS non commerciali. L’accesso a forme di fiscalità agevolata, contributi pubblici, 5×1000 e altri strumenti di sostegno può rappresentare un’opportunità concreta per consolidare e far crescere le proprie attività. Per chi invece intende continuare con attività prevalentemente lucrative, la strada è un’altra: trasformarsi in impresa vera e propria aprire partita IVA, adottare un assetto commerciale trasparente. In certi casi, potrebbe persino essere preferibile. Nessun divieto di fare business, ma chiarezza tra cosa è Terzo Settore e cosa no. Chi svolge attività mista – un po’ culturale, un po’ commerciale – dovrà decidere con attenzione: adeguare lo statuto, distinguere chiaramente le attività, rispettare i limiti previsti dal Codice del Terzo Settore per le cosiddette “attività diverse”, oppure strutturarsi in forma duale (ETS + società di supporto, ad esempio). Il tempo c’è, ma non è eterno. Le nuove regole entreranno in vigore dal 1° gennaio 2026: chi è dentro, è dentro. Chi resta fuori, cambia gioco. In conclusione, per tutte le associazioni culturali – quelle vere e quelle che dovranno ammettere che la loro vocazione non è proprio culturale – è tempo di decidere. Non per forza tutti devono entrare nel Terzo Settore, ma tutti dovranno prendere una direzione chiara, con consapevolezza. La stagione della finzione è finita. Inizia quella della scelta.