Quali decisioni furono prese sull'uso del CFC?

Jari Marini
2025-07-30 20:46:18
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: 11
Il Protocollo di Montreal stabilisce i termini di scadenza entro cui le Parti firmatarie si impegnano a contenere i livelli di produzione e di consumo delle sostanze dannose per la fascia d’ozono stratosferico, tra cui i clorofluorocarburi.
Il decreto del Ministero dell’Ambiente del 3 ottobre 2001 ha completato il programma di dismissione degli halon e iniziato il recupero dei cluorofluorocarburi dagli impianti e dalle apparecchiature di condizionamento e di refrigerazione.
Con il decreto vengono istituiti i "Centri di raccolta autorizzati" che provvedono al recupero, riciclo, rigenerazione e distruzione dei CFC, degli HCFC e degli Halon.
Il Fondo Multilaterale Ozono finanzia progetti di investimento, assistenza tecnica, formazione, capacity building, trasferimento tecnologico e riconversione industriale in 147 Paesi in Via di Sviluppo per l’eliminazione della produzione e del consumo di sostanze ozono lesive.
L’Italia ha favorito la cessazione dell'impiego delle sostanze ozono lesive, nonché la disciplina delle fasi di raccolta, riciclo e smaltimento con la legge 549/93.
I successivi decreti ministeriali del 26 marzo 1996 e del 10 marzo 1999 hanno disciplinato il recupero delle sostanze ozono lesive per il loro riciclo, riutilizzo e distruzione.
L’Italia ha stabilito la partecipazione al Fondo multilaterale per il Protocollo di Montreal con la legge n. 409 del 29 dicembre 2000.

Vito Sanna
2025-07-20 14:51:55
Numero di risposte
: 18
Il Protocollo di Montreal ha eliminato l’uso dei CFCs anche se non dice niente sui principali gas serra che sono responsabili del cambio climatico.
Grazie alle decisioni prese a livello internazionale negli scorsi decenni, d’altro canto, il buco nello strato di ozono che protegge l’atmosfera terrestre si sta riducendo a un ritmo tale che consentirà il ritorno, nel 2040, ai livelli del 1980.
L’ultimo aggiornamento del rapporto Onu sullo strato di ozono, il decimo da quando fu introdotto il protocollo di Montreal, nel 1987 precisa che la riduzione complessiva dell’uso di tali sostanze ha portato al notevole recupero dello strato protettivo di ozono nella stratosfera superiore e alla diminuzione dell’esposizione umana ai nocivi raggi solari ultravioletti.
Secondo il rapporto, se le politiche attuali rimarranno in vigore, lo strato dovrebbe recuperare i valori del 1980 entro il 2040, ma nell’Antartico, dove le dimensioni del “buco” dipendono anche dalle condizioni meteorologiche, questo recupero è previsto entro il 2066 circa, e nell’Artico entro il 2045.
Con le misure decise per proteggere lo strato di ozono nell’atmosfera, il protocollo di Montreal ha contribuito anche alla lotta al cambiamento climatico, come conferma il rapporto Onu.
L’azione sull’ozono costituisce un precedente per l’azione sul clima.
Il nostro successo nell’eliminare gradualmente le sostanze chimiche che danneggiano l’ozono ci mostra cosa si puo’ e si deve fare – con urgenza – per abbandonare i combustibili fossili, ridurre i gas serra e quindi limitare l’aumento della temperatura.

Giuliana Rossetti
2025-07-13 12:08:48
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: 17
Il protocollo di Montréal è un trattato internazionale volto a ridurre la produzione e l'uso di quelle sostanze che minacciano lo strato di ozono, in particolare i gas CFC o clorofluorocarburi.
Il trattato prende in considerazione le sette categorie di alogenuri alchilici considerati responsabili dei danni allo strato di ozono.
Inoltre il trattato prevede delle limitazioni di produzione di CFC, precisamente:
Dal 1991 al 1992 i livelli di produzione e consumo delle sostanze del gruppo I annessione A non devono eccedere il 150% rispetto al 1986
Dal 1994 le medesime non devono eccedere il 25% rispetto al 1986
Dal 1996 non devono eccedere lo 0% rispetto al 1986
Messa al bando totale entro il 2030.
L'Unione europea ha reso operativo il protocollo di Montréal nel 1994 con il regolamento CE 3093/94, successivamente abrogato dal CE 2037/00.
Tale regolamento anticipa al 2015 la messa al bando totale di produzione ed uso di CFC.
Le prossime tappe europee previste dal Regolamento CE 2037/00 sono:
dal 1º gennaio 2010 è vietato l'uso di CFC vergini nelle opere di manutenzione delle apparecchiature di refrigerazione d'aria esistenti a tale data;
dal 1º gennaio 2015 tutti i CFC ed HCFC sono vietati.
Una ricerca svolta da un team NASA e pubblicata all'inizio del 2018 ha mostrato che c'è una correlazione diretta tra la presenza di CFC in atmosfera e la distruzione dell'ozono.
La ricerca ha mostrato anche che la costante riduzione dei CFC sopra l'Antartide sta portando a una riduzione della distruzione dell'ozono e che quindi il protocollo di Montréal sta funzionando.
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