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Perché i CFC sono ancora un problema?

Dimitri Romano
Dimitri Romano
2025-08-02 15:00:22
Numero di risposte : 17
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Si scoprì che la causa dell’assottigliamento risiedeva soprattutto nei clorofluorocarburi (CFC), sostanze chimiche che distruggono l’ozono usate nei frigoriferi, nei condizionatori e nelle bombolette spray come quelli dei deodoranti. L’adozione della Convenzione di Vienna per la protezione dello strato di ozono prima e poi l’adozione del protocollo di Montreal, nel 1987 ha portato alla riduzione e alla eliminazione dei CFC e all’introduzione degli idrofluorocarburi (HFC) che non riducono l’ozono. La conseguenza è stata quella che ci si aspettava: lo strato di ozono si è lentamente ripreso, con grandi benefici anche per il clima, visto che molto CFC sono potenti gas serra. Certo, è evidente che la difficoltà più grande risiede nel fatto che, mentre il buco dell’ozono è causato da sostanze chimiche molto specifiche, l’aumento della CO2 deriva praticamente da qualsiasi attività umana. Ma non è questo il ruolo che hanno le COP che si svolgono ogni anno? In parte sì, in parte no, nel senso che le COP sono diventate purtroppo incontri mondiali dove il ruolo delle lobby economiche è diventato enorme e quello della scienza, invece, si è progressivamente ridotto.
Germano Riva
Germano Riva
2025-07-26 20:09:38
Numero di risposte : 17
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Nonostante siano regolati dal protocollo di Montreal. E nel 2020 le emissioni di CFC hanno raggiunto valori record, almeno per 5 tipologie di questi gas. Se durante la produzione di questi composti di nuova generazione si producono gas a effetto serra e sostanze che danneggiano l’ozono, allora hanno un impatto indiretto sul clima e sullo strato di ozono. I CFC sono un potente gas serra con potere climalterante circa 10.000 volte più alto di quello della CO2. Le quantità individuate in atmosfera sono troppo piccole per invertire il ripristino del buco nell’ozono, che si dovrebbe comunque richiudere intorno al 2060. Ma non sono comunque trascurabili: queste emissioni di CFC sono equivalenti alle emissioni annuali della Svizzera, o a quelle generate da 10 milioni di auto. Anche se la produzione di CFC è messa al bando, si possono ancora legalmente utilizzare i CFC nei processi di produzione di altre sostanze, a partire dagli HFC. I cui maggiori produttori mondiali sono Stati Uniti e Cina.
Diana Longo
Diana Longo
2025-07-13 07:59:45
Numero di risposte : 20
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I clorofluorocarburi sono inquinanti organici persistenti, cioè rimangono nell’ambiente per decenni. Quando raggiungono la stratosfera, la luce solare li spezza, liberando il cloro che a sua volta reagisce con le molecole di ozono, distruggendole. Il “buco dell’ozono” che si apriva periodicamente, e la generale diminuzione della concentrazione della molecola, indicava che qualcosa stava interferendo con questo ciclo, distruggendo più ozono di quanto se ne formava nel frattempo. Il buco dell’ozono si apre ancora periodicamente, e a volte si osserva anche sul Polo Nord. La concentrazione globale dovrebbe tornare ai livelli del 1960 intorno al 2050, mentre il “buco” sull’Antartide dovrebbe chiudersi a fine secolo. Il lavoro non è finito, perché anche i gas che hanno sostituito i Cfc, cioè gli idrofluorocarburi, sono a loro volta degli alteranti climatici, pur essendo innocui per l’ozono.
Rosanna Negri
Rosanna Negri
2025-07-13 06:21:00
Numero di risposte : 19
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Nonostante la messa al bando dei CFC continuano a esserci altri fattori che contribuiscono a ridurre la quantità di ozono nell’atmosfera. Ad esempio, si pensa che il fumo prodotto dai grandi incendi boschivi che ci sono stati in Australia tra il 2019 e il 2020 abbia avuto un ruolo nell’aumento della durata del buco sull’Antartide. Le particelle disperse nell’atmosfera dagli incendi causano reazioni chimiche con effetto analogo a quelle dovute ai CFC.