Chi fa cultura in modo coerente con i principi del Codice può valutare serenamente l’iscrizione al RUNTS, scegliendo la qualifica di Associazione di Promozione Sociale (APS) se ne ricorrono i requisiti.
L’accesso a forme di fiscalità agevolata, contributi pubblici, 5×1000 e altri strumenti di sostegno può rappresentare un’opportunità concreta per consolidare e far crescere le proprie attività.
Per chi invece intende continuare con attività prevalentemente lucrative, la strada è un’altra: trasformarsi in impresa vera e propria aprire partita IVA, adottare un assetto commerciale trasparente.
Nessun divieto di fare business, ma chiarezza tra cosa è Terzo Settore e cosa no.
La riforma rappresenta un’occasione per essere riconosciute come attori centrali nella vita culturale del Paese, accedendo finalmente a un quadro normativo chiaro, stabile e favorevole.
Inoltre, gli enti che continueranno a operare con statuti non aggiornati, ma svolgendo attività a scopo di lucro sotto forma associativa, potranno essere oggetto di controlli fiscali e accertamenti, anche retroattivi.
Chi non si iscriverà al RUNTS e non si conformerà alle regole previste per gli ETS, perderà ogni agevolazione fiscale e civilistica prevista dal Codice.
Le attività eventualmente svolte – soprattutto se a pagamento – verranno trattate come attività commerciali a tutti gli effetti, con tutti gli obblighi connessi.
In certi casi, potrebbe persino essere preferibile.
Chi svolge attività mista – un po’ culturale, un po’ commerciale – dovrà decidere con attenzione: adeguare lo statuto, distinguere chiaramente le attività, rispettare i limiti previsti dal Codice del Terzo Settore per le cosiddette “attività diverse”, oppure strutturarsi in forma duale (ETS + società di supporto, ad esempio).