Il pregiudizio morale è una sofferenza interiore soggettiva. Per danno morale significato rimanda a un perturbamento psichico o pregiudizio arrecato alla dignità o integrità, massima espressione della personalità di ogni individuo. La sofferenza morale, senza ulteriori connotazioni in termini di durata, integra il pregiudizio non patrimoniale. Deve trattarsi di un turbamento dell’anima, di un dolore sofferto, che non abbia generato degenerazioni patologiche della sofferenza. La Corte di Cassazione ha più volte ribadito che per danni morali risarcimento può avvenire solamente in due casi: in caso di violazione dei diritti che sono ancorati nella Costituzione italiana e in altre fonti normative, compresi i trattati internazionali, come l’onore e la reputazione, la famiglia, la salute, l’identità personale; quando il fatto illecito consiste in un reato. Occorre quindi dimostrare il danno in sé e poi chiedere danni morali. Tuttavia non è invece necessaria la prova dell’entità di esso. In questo caso è quindi possibile fare richiesta danni morali. I danni morali, sebbene siano spesso riconosciuti dal giudice, non sono semplici da quantificare. Infatti essi dipendono da fattori soggettivi difficilmente accertabili e individuabili. Il calcolo danno morale varia se esso è collegato o meno al calcolo danno fisico, cioè un pregiudizio biologico. Per quantificare il danno, il giudice di solito ricorre al criterio della cosiddetta “equità”.