La condotta di riciclaggio, è stata definita come un crimine “in movimento”, in quanto il fenomeno della ripulitura del denaro di provenienza illecita, è diventato sempre più complesso e viene realizzato talvolta con una articolazione di attività, spesso lecite, il cui scopo è quello di fare disperdere le traccie della provenienza delittuosa del denaro.
Sul fronte della repressione, nel nostro ordinamento il reato di riciclaggio è stato introdotto nel 1979 con l’art. 648 bis c.p.
Mentre invece, sul fronte della prevenzione, per contrastare e prevenire il fenomeno del riciclaggio, il Consiglio delle Comunità Europee ha emanato nel tempo, tre Direttive aventi lo scopo di introdurre obblighi di collaborazione attiva da parte di alcuni soggetti operanti nel sistema economico finanziario:
1. la prima il 10 giugno 1991 (Direttiva n. 91/308/CEE c.d. I Direttiva Antiriciclaggio);
2. la seconda il 4 dicembre 2001 (Direttiva n. 2001/97/CE c.d. II Direttiva Antiriciclaggio);
3. la terza il 26 ottobre 2005 (Direttiva n. 2005/60/CE c.d. III Direttiva Antiriciclaggio e Antiterrorismo) modificata dalla Direttiva n. 2008/20/CE dell’11 marzo 2008.
I professionisti, entrano in gioco, quali destinatari della normativa antiriciclaggio, con la II Direttiva Comunitaria, che è stata recepita nel nostro ordinamento giuridico con D.Lgs. n. 56 del 20 febbraio 2004, e che ha avuto attuazione in data 22/04/2006 con il Decreto Mef del 03/02/2006 n. 141.
Una svolta epocale, in materia di normativa antiriciclaggio, si è avuto con la III Direttiva Comunitaria, recepita nel nostro ordinamento giuridico con il D.Lgs. 231/2007, entrato in vigore in data 29/12/2007.