Affinché un danno possa essere risarcito, devono sussistere tre elementi fondamentali: Certezza: il danno deve essere reale e dimostrabile, non ipotetico. Attualità: deve riguardare una perdita già subita o prevedibile con certezza. Nesso causale: deve esistere un collegamento diretto tra l’evento dannoso e la perdita subita. Il risarcimento danno è riconosciuto nei casi in cui un soggetto subisca una perdita ingiusta a causa di un fatto illecito o di un inadempimento contrattuale. Il danno patrimoniale rappresenta una perdita economica subita dal danneggiato e si distingue in: Danno emergente: indica il danno economico effettivo subito, come spese mediche, riparazioni di beni danneggiati o costi sostenuti a causa dell’evento illecito. Lucro cessante: corrisponde al mancato guadagno che il soggetto avrebbe potuto ottenere in assenza del danno. Il danno non patrimoniale riguarda pregiudizi che non comportano una perdita economica diretta, ma incidono sulla sfera personale del danneggiato. Le principali tipologie sono: Danno biologico: compromissione dell’integrità psico-fisica di una persona, valutata in sede medico-legale. Danno morale: sofferenza interiore subita dal danneggiato, come nel caso di diffamazione o perdita di un familiare. Danno esistenziale: alterazione delle abitudini di vita e delle relazioni sociali causata dall’evento dannoso. L’onere di limitare il danno è un principio cardine in materia di risarcimento danno, l’obbligo, per il danneggiato, di adottare tutte le misure necessarie per evitare un aggravamento della situazione.