La principale critica che solitamente viene mossa alla transizione ecologica è che il suo completo dispiegamento sarebbe estremamente costoso.
Le stime variano, anche di molto, ma sono nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari annui a livello globale.
Secondo un rapporto di McKinsey oggi se ne spendono poco meno di 6, ma se ne dovrebbero spendere più di 9 per instradarsi sulla traiettoria che porta alla neutralità climatica a metà secolo.
Secondo IRENA i costi della sola transizione energetica dovrebbero essere di circa 5.000 miliardi di dollari l’anno, mentre nel 2022 gli investimenti in fonti rinnovabili si sono assestati intorno ai 1.300 miliardi di dollari.
Un nuovo studio pubblicato su Nature da tre ricercatori dell’Istituto di ricerca per l’impatto climatico di Potsdam, in Germania, mostra che, anche nell’ipotesi più conservativa, i danni economici del cambiamento climatico sarebbero di 6 volte maggiori rispetto agli investimenti necessari a mitigare le emissioni e mantenere la temperatura del pianeta al di sotto dei 2°C di riscaldamento, rispetto all’era pre-industriale.
Considerando l’anidride carbonica già immessa in atmosfera e quella che verrà prodotta da qui a metà secolo, anche in uno scenario di forte mitigazione delle emissioni, il cambiamento climatico ridurrebbe il reddito globale del 19%, rispetto a un ipotetico mondo non frenato dal riscaldamento globale.
Gli autori quantificano questo mancato reddito in 38.000 miliardi di dollari annui nel 2049.
Se riuscissimo a dispiegare una transizione ecologica in linea con l’accordo di Parigi, le perdite finanziarie resterebbero attorno al 20% del reddito globale.