Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato due decreti, in corso di registrazione, che prevedono, complessivamente, uno stanziamento di oltre 750 milioni di euro a favore delle Scuole paritarie per l’anno scolastico 2024/2025, con un incremento rispetto all’anno scorso anno di 50 milioni di euro.
Le risorse sono così ripartite: oltre 500 milioni di euro destinati a tutte le Scuole paritarie, 163 milioni e 400mila euro per il sostegno agli studenti con disabilità, con un aumento di 50 milioni di euro rispetto allo scorso anno, e 90 milioni riservati alle Scuole dell’infanzia.
Non è una novità che i fondi destinati alle scuole private divengano più consistenti di anno in anno: nel 2012 il finanziamento era stato di 286 milioni, nel 2017 di 500 milioni, nel 2021 di 556 milioni, nel 2022 di 626 milioni, nel 2023 di 676 milioni.
E quest’anno, trionfalmente, siamo a 750 milioni.
Insomma, lo Stato, per la propria scuola, ha scarse risorse e per il personale, notoriamente sottopagato, non ha quasi nulla.
Eppure 750 milioni di euro migrano verso le “scuole paritarie”.
Naturalmente siamo abbastanza ben preparati per saper distinguere la forma più rozza dalla domanda di queste sovvenzioni, la forma cioè diretta della sovvenzione alla scuola, dalla forma più elegante, per cui la sovvenzione è data alle famiglie, agli scolari, o va alle scuole mediante la cosiddetta “ripartizione scolastica”.
Ma noi terremo in ogni caso fermo che sovvenzioni a scuole private non si devono dare.
Noi non accetteremo e credo di interpretare il pensiero di molti, non accetteremo la richiesta di alcuna sovvenzione a scuole private, perché queste sovvenzioni hanno l’unico risultato di dare maggiore forza alle scuole private diminuendo l’efficienza delle scuole di Stato.
Se la scuola di Stato, che ha già tante difficoltà e ha un così magro bilancio, dovesse spartire questo magro bilancio con le scuole private, decadrebbe anche dalla situazione in cui attualmente si trova.
Detto molto bene e in modo incisivo: se lo Stato ha pochi soldi per la sua scuola non si può permettere di darne alla scuola paritaria.
E non vale far appello alla legge di parità; non si vede perché una quota dei soldi della collettività debbano essere spesi per favorire quelle famiglie che, tra l’altro, possono permettersi di pagare una retta per mandare i loro figli ad una scuola privata e, spesso, confessionale.