I cyber-criminali possono suddividersi in: insiders, ossia coloro che attaccano lo stesso sistema informatico per cui lavorano.
Generalmente sono mossi da un uso narcisistico dei mezzi digitali per motivi di carriera o per vendetta.
outsiders, cioè i veri e propri hacker che sfruttano la manipolazione della psicologia della vittima mediante la tecnica dell’ingegneria sociale, il cui esempio più lampante è il phishing.
Le vulnerabilità umane che vacillano per prime di fronte a un attacco informatico sono quelle che originano dall’intersezione di emozioni, motivazioni e rapporti interpersonali.
Tra le più comuni, vi sono: Fiducia irrazionale: sul web, gli utenti non si interfacciano con persone fisiche di cui eventualmente diffidare a seguito di una valutazione di alcuni indicatori, come le micro-espressioni, tuttavia molti sviluppano una fiducia incondizionata nei confronti della macchina informatica, dimenticando il possibile pericolo.
Automatismo: inserire dati personali o fare click sono azioni automatiche che richiedono molto meno tempo di una valutazione più profonda eseguita da alcune aree del cervello.
Paura e stress: in situazioni di disagio tutto ciò che alcuni vorrebbero è ricevere aiuto: spesso il phishing utilizza email che allertano e spaventano per poi offrire una soluzione immediata – richiedendo un pagamento – che spesso viene pericolosamente accettata senza una previa valutazione cognitiva.
Accudimento e sessualità: gli esseri umani spesso instaurano relazioni sociali con lo scopo di aiutare l’altro ma anche spinti da una delle più forti motivazioni: la sessualità.
È per questo che spesso si diventa vittime delle frodi sentimentali di chi adescano, stabilendo intimità, per richiedere poi soldi.
Agonismo: l’umano è atavicamente mosso da competitività; in Rete si manifesta nella promessa di visibilità, ricchezza e fama.
Il phishing generalmente promette premi facendo sentire l’individuo unico e in una posizione di superiorità rispetto ad altri.