L’inquilino ha la possibilità di presentare opposizione e fermare temporaneamente la convalida dello sfratto.
Se l’opposizione è basata su prova scritta – come ricevute di pagamento dei canoni – il giudice è obbligato a trasformare la procedura sommaria in un giudizio ordinario, avviando un processo di cognizione più lungo.
Un altro strumento a disposizione dell’inquilino per dilatare i tempi dello sfratto è la richiesta di un “termine di grazia”.
In aggiunta, se il conduttore si trova in una situazione economica precaria, può fare domanda per il Fondo per la Morosità Incolpevole, un aiuto economico statale destinato a persone che non riescono a far fronte al canone di locazione per cause imprevedibili, come la perdita del lavoro o una malattia.
Se queste notifiche non sono state eseguite correttamente, l’inquilino può presentare un’opposizione al precetto.
Ad esempio, se nell’atto di precetto non viene specificato chiaramente il termine per il rilascio volontario, l’inquilino può contestarlo e allungare i tempi dello sfratto.
Allo stesso modo, è possibile fare opposizione nel caso in cui vi siano vizi di notifica relativi all’ordinanza di convalida.
Questi errori formali, se dimostrati, possono costituire dei validi appigli per rimandare l’esecuzione dello sfratto.
Opporsi a uno sfratto per morosità è una procedura complessa, che richiede una buona conoscenza delle norme e delle strategie di difesa a disposizione dell’inquilino.
Esistono vari strumenti che il conduttore può utilizzare per prolungare la procedura di sfratto, guadagnando tempo per regolarizzare la propria posizione o cercare soluzioni alternative.