La Germania, ad esempio, ha una legge sul fallimento personale chiamata “Privatinsolvenz” che prevede il tentativo obbligatorio di una mediazione concordata tra il debitore e i creditori, fallita la quale, ci si può dichiarare insolventi. Durante il periodo di fallimento, i debitori devono contribuire a ripagare il massimo possibile dei loro debiti in un periodo generalmente di sei anni, terminato il quale i debiti residui possono essere annullati. In Francia è in vigore la “Procédure de Rétablissement Personnel”, nota per essere più rapida rispetto ad altri paesi europei. In genere dura 12 mesi, durante i quali il debitore cerca di ripagare i creditori con i suoi beni; al termine del processo, i debiti residui vengono annullati. Nel Regno Unito, la procedura di fallimento personale prevede un “Individual Voluntary Arrangement” attraverso cui il debitore negozia con i creditori un piano di rimborso. Una volta approvato, il debitore deve rispettare il piano per un periodo di tempo preciso, che dura generalmente cinque anni, al termine del quale si annullano i debiti rimanenti. Il Regno Unito prevede anche una procedura più comune, detta “Bankruptcy”, in cui il debitore dichiara il proprio fallimento; in questo caso i cuoi beni possono essere venduti per ripagare i creditori, dopodiché i debiti rimanenti vengono cancellati. Infine, chi ha debiti limitati, può usufruire di una procedura meno costosa detta “Debt Relief Order (DRO)”. In Italia non esiste una legge specifica sul fallimento individuale, ma ci sono diverse procedure, più complesse e onerose, che consentono a individui e imprese di affrontare situazioni di insolvenza finanziaria, come il “Concordato Preventivo” e il “Fallimento con Esdebitazione”, nota anche come legge “salva suicidi”. Il primo consente a un debitore insolvente di negoziare un accordo con i creditori per ripagare i debiti in modo parziale o differito, e solo se l’accordo viene approvato dal Tribunale, il debitore può continuare a operare e mantenere il controllo dei propri beni. La seconda procedura permette a un debitore insolvente, dopo aver fallito, di ottenere la cancellazione dei debiti non soddisfatti al termine del processo di fallimento. Negli Stati Uniti, la procedura è disciplinata principalmente dal “Bankruptcy Code” (Codice fallimentare), che prevede principalmente due strade: il Capitolo 7, noto come “liquidazione”, attraverso cui il debitore può vendere o liquidare i beni non esenti sotto la supervisione di un custode fallimentare e il ricavato dalla vendita viene utilizzato per ripagare i creditori. il Capitolo 13, noto come “ristrutturazione del debito”, attraverso cui il debitore elabora un piano di rimborso, che può durare da tre a cinque anni, con la supervisione del tribunale fallimentare. I requisiti e l’eleggibilità per rientrare in uno dei due Capitoli variano in base al reddito, ai debiti, e ad altre circostanze individuali del debitore. Quando una persona dichiara il fallimento, scatta automaticamente una protezione legale, chiamata Automatic Stay, che impedisce ai creditori di intraprendere azioni legali per il recupero dei debiti pendenti durante il procedimento di fallimento.