L’Inps non paga per sempre l’assenza per malattia.
Di norma, dunque, la malattia è coperta per un massimo di 180 giorni all’anno.
Superato questo limite, l’Istituto non eroga più alcuna indennità e l’unica possibilità di continuare a ricevere un sostegno economico è che il contratto collettivo di riferimento preveda un intervento specifico da parte del datore di lavoro.
Per questo motivo, è molto probabile che, una volta superata questa soglia, il lavoratore non riceva più alcun compenso per l’assenza dovuta alla malattia.
I primi 3 giorni di malattia, chiamati periodo di carenza, sono di norma a carico del datore di lavoro, ma solo se previsto dal Contratto collettivo nazionale del lavoro applicabile.
Dopo questo periodo, l’Inps subentra nel pagamento dell’indennità, ma sempre entro i limiti stabiliti per ciascuna categoria.
E attenzione a non sottovalutare un secondo aspetto, ossia il periodo di comporto.
Una volta superato il limite stabilito dal contratto, infatti, il lavoratore potrebbe rischiare il licenziamento.
In molti casi, il datore di lavoro è tenuto a retribuire il lavoratore durante i primi 3 giorni di malattia, il cosiddetto periodo di carenza, ma l’importo dell’indennità dipende dalle previsioni del Ccnl.
Tuttavia, questo periodo non è mai retribuito.