La Riforma della Giustizia Cartabia prevede lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia per assoluzione, che per condanna, e per evitare processi dai tempi biblici verrà stabilito il tetto massimo dei due anni per i processi d’appello e di un anno per quelli di Cassazione.
Per i reati gravi, come la violenza sessuale, il traffico di droga, l’associazione a delinquere sia semplice che di stampo mafioso, la concussione e la corruzione, è prevista la proroga di un anno in appello e sei mesi in Cassazione.
Superati i termini sopracitati, l’imputato non potrà più essere condannato, sfociando quindi nell’improcedibilità.
In sostanza, fino alla sentenza di primo grado, il reato ha capacità di prescriversi, esattamente come avveniva prima della riforma.
Dopo il primo grado invece, è possibile proseguire con l’appello, che però si dovrà concludere entro i due anni, e il giudizio di Cassazione, che dovrà terminare entro un anno.
Con la Riforma della Giustizia penale, si introdurrà quella che viene definita “udienza filtro” per le citazioni dirette davanti al giudice monocratico.
Per capire ciò, è doveroso fare una premessa: la grande maggioranza dei procedimenti penali si attua innanzi ad un tribunale monocratico, ovvero davanti ad un solo magistrato.
La Riforma della giustizia Cartabia prevede anche l’ampliamento della lista di reati nei quali il pm, da solo, può procedere con una citazione diretta.
I reati meno gravi, sono riservati al rito monocratico a citazione diretta: si tratta di quei reati con un massino di reclusione di quattro anni, oppure puniti con una multa, e i riti individuati puntualmente come i furti aggravati o le lesioni.
La riforma della giustizia Cartabia, in questo contesto, prevede di ampliare il raggio della citazione diretta ai reati con pena fino a sei anni, che non presentino rilevanti difficoltà di accertamento.
Anche le indagini preliminari sono oggetto della riforma della giustizia Cartabia.
Le indagini non potranno durare più di sei mesi, in caso di reati ordinari, e di un anno quando si tratta di reati gravi.
La proroga per entrambe le tipologie di reato, è fino ai diciotto mesi per i primi, e ventiquattro per i reati gravi.
La digitalizzazione vede un ruolo chiave nella riforma del processo penale: l’obiettivo di introdurla è quello di sveltire dal punto di vista burocratico le pratiche penali, adottando, come già accade nel processo civile, strumenti telematici.
Molti atti del processo penale diventeranno quindi telematici: un approccio di questo tipo consentirà infatti un risparmio in termini di tempo e denaro.
Patteggiamento, messa alla prova, rito abbreviato: questi strumenti di definizione, alternativi ad un processo classico, sono favoriti dalla riforma della giustizia Cartabia: lo scopo è quello di alleggerire la quantità di processi.
In merito al giudizio abbreviato, la riforma prevede che la pena inflitta si riduca di un sesto nel caso in cui mancasse la proposizione di impugnazione da parte dell’imputato.
Anche la messa alla prova cambia in termini di tempistica: la sua applicazione sarà estesa anche ai reati puniti con pena non superiore ai sei anni, al contrario dei quattro attuali.
Sul patteggiamento invece, la riforma prevede che, nella circostanza in cui la pena detentiva da applicare superi i due anni, l’accordo tra imputato e pm può estendersi alle pene accessorie e alla loro durata.
La riforma della giustizia Cartabia mette in campo una serie di pene sostitutive, come la detenzione domiciliare, semilibertà, lavoro di pubblica utilità e pena pecuniaria per abbattere il problema del sovraffollamento delle carceri.
Il diritto all’oblio, ossia il diritto di essere dimenticati sarà garantito dalla riforma della giustizia Cartabia a tutte le persone indagate o imputate, assolte dal processo penale, attuato mediante la deindicizzazione delle notizie sul procedimento penale che è stato a loro carico.
Titolo per l’emissione del provvedimento di deindicizzazione sarà la sentenza di assoluzione, il non luogo a procedere, e il decreto di archiviazione.
Tutti gli indagati o imputati potranno quindi richiedere ai canali d’informazione e ai siti internet la deindicizzazione.