Il ricorso amministrativo è un rimedio amministrativo per risolvere una controversia che normalmente fa seguito a un’istanza diretta a ottenere l’annullamento, la revoca o la riforma di un atto amministrativo che il ricorrente considera lesivo dei propri interessi.
La decisione che interviene sui ricorsi amministrativi è espressione della funzione giustiziale dell’amministrazione: attraverso questa si consente all’amministrazione di risolvere nel proprio seno eventuali controversie e al tempo stesso si offre agli amministrati una sede amministrativa per realizzare obiettivi di tutela.
Il procedimento volto alla decisione di un ricorso amministrativo rientra nell’ambito dei procedimenti amministrativi di secondo grado, diretti cioè a ottenere il riesame di un precedente atto amministrativo.
Il soggetto che presenta il ricorso deve avere legittimazione a ricorrere e deve poter vantare la lesione di un interesse personale e attuale.
Il ricorso deve essere redatto in forma scritta e diretto all’autorità competente per la decisione: deve contenere le generalità del ricorrente, l’indicazione dell’atto impugnato e dei motivi di ricorso, il provvedimento domandato, la sottoscrizione del ricorrente.
L’istruttoria del procedimento di decisione del ricorso è informata al principio del contraddittorio: i ricorsi amministrativi presentano, infatti, carattere contenzioso pur avendo natura amministrativa e non giurisdizionale.
Il ricorso viene deciso con decreto motivato.
La decisione è un provvedimento amministrativo, soggetto al relativo regime, in particolare riguardo alla impugnabilità.