Il contratto di lavoro subordinato prevede che un lavoratore dipendente accetti una retribuzione in cambio dell’offerta all’impresa del proprio lavoro di natura intellettuale o manuale, sotto la direzione dell’imprenditore.
Pur non nominando in modo esplicito le parole “lavoro subordinato”, tale rapporto lavorativo viene regolato dall’articolo 2094 del Codice civile – all’altezza del titolo II, libro V – dove si indica per l’appunto lo scambio di lavoro con retribuzione economica.
A definire il lavoro subordinato, e a differenziarlo dal lavoro autonomo, è la disponibilità del lavoratore nei confronti del datore di lavoro, e la sua accettazione di seguire le sue direttive in relazione all’esecuzione dell’attività lavorativa.
Nel firmare un contratto di lavoro subordinato, una persona accetta una serie di doveri nei confronti dell’azienda.
Si parla di presentarsi sul luogo di lavoro negli orari pattuiti e di lavorare in modo da accrescere il valore dell’azienda, impegnandosi durante i propri orari per permettere all’organizzazione di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Ma si parla anche del rispetto delle direttive ricevute dall’imprenditore stesso o dai manager di riferimento, nonché del dovere di essere fedeli, ovvero di agire nell’interesse dell’azienda, senza divulgare informazioni che potrebbero al contrario danneggiare l’organizzazione o avvantaggiare dei concorrenti.
I principali diritti del lavoratore dipendente subordinato sono: un limite massimo dell’orario di lavoro, una retribuzione adeguata, ferie e riposi, le protezioni contro i licenziamenti ingiusti.
Il contratto a tempo indeterminato, il contratto a tempo determinato, il contratto di lavoro part-time, il contratto di apprendistato sono le diverse forme in cui si concretizza il lavoro subordinato in Italia.