Nella categoria denominata “costi dei dipendenti” non è infatti presente soltanto la retribuzione stabilita dal contratto collettivo nazionale o accordata con il personale, ma vanno annoverati anche i contributi previdenziali e assicurativi, le quote per tredicesima, eventuale quattordicesima e trattamento di fine rapporto, senza dimenticarsi dei costi legati agli strumenti utilizzati per svolgere la prestazione lavorativa.
Un’altra precisazione importante riguarda la rivalutazione del TFR.
Una parte dei contributi previdenziali viene pagata dal dipendente, ma la parte restante viene versata dal datore di lavoro.
Le variabili che incidono sul costo di un dipendente sono dunque tre: RAL, TFR, contributi previdenziali e assicurativi.
Normalmente gli oneri previdenziali e assicurativi per l’impresa ammontano circa al 31% del reddito annuo lordo del lavoratore.
Possiamo effettuare una stima basandoci su un lavoratore che guadagna 2.000 euro lordi al mese: quanto viene effettivamente a costare per l’impresa in un anno?
Il lordo mensile va moltiplicato per il numero di mensilità che gli competono, immaginiamone 14.
Il dipendente riceverà un netto annuo di circa 21.300 euro.
Questo significa che se il dipendente guadagna 1.500 euro al mese, il datore di lavoro pagherà circa (1500 x 12 x 1.31) = 23.430 euro l’anno, a cui si andranno ad aggiungere i costi per il TFR e altri eventuali contributi, portando il totale annuo del costo del dipendente a circa il 30% in più rispetto allo stipendio annuo del dipendente, cioè (1500 * 12 * 1,31)= 23.430 euro
Quindi, per ogni dipendente la società spende circa dalle 1,4 alle 1,8 volte lo stipendio del dipendente stesso!