Con l’espressione “canone concordato” si indica genericamente una tipologia di contratto di affitto, che si caratterizza per l’importo calmierato e fisso che l’inquilino corrisponde al proprietario dell’immobile: l’ammontare è sempre compreso tra una cifra minima e una massima stabilite dagli Accordi Locali.
Gli Accordi Locali pertanto variano da Comune a Comune e non sono uniformi a livello nazionale.
Si comprende, quindi, come non esista una formula generica per il calcolo del canone concordato.
Al contrario è necessario calarsi di volta in volta in diversi contesti e considerare più variabili, a partire dall’area geografica di interesse e dai conseguenti Accordi Locali.
Se ti stai chiedendo in quali casi si può applicare un contratto di affitto a canone concordato, la risposta è semplice: a qualsiasi proprietà privata, concessa a uso abitativo, transitorio o a studenti universitari.
Anche la durata del canone concordato è definita da precise indicazioni di legge, che prevedono diverse formule: 3 anni + 2 anni di rinnovo automatico per le abitazioni; da 6 a 36 mesi per gli studenti universitari; da 30 giorni a 18 mesi per i contratti d’affitto breve.