Se si vuole agire contro l'avvocato, va in primo luogo dimostrato che il legale abbia commesso un errore, ma neppure questo basta.
Infatti, come affermato dalla Corte di Cassazione, in particolare con la sentenza n. 7309/17, va altresì dimostrato che, in assenza di tale errore, l’esito del giudizio sarebbe stato più favorevole.
In sintesi, il cliente che agisce contro l'avvocato non solo deve dimostrare la commissione di un errore da parte del professionista, ma anche il danno causato dalla sua condotta.
Va provata, quindi, la causazione di un danno che sia conseguenza immediata e diretta dell’imperizia dell’avvocato.
Questo perché, nel nostro ordinamento, per ottenere un risarcimento occorre dimostrare di aver subito danno effettivo, concreto ed attuale.
Vi sconsigliamo, quindi, di intentare causa nei confronti dell'avvocato quando l'eventuale errore da lui commesso non abbia avuto rilevanza, ad esempio perché le norme di diritto vi avrebbero comunque dato torto o, in ogni caso, l'esito della causa si presume non sarebbe mutato.
In caso di errore, l'avvocato potrà quindi riconoscere lo stesso e attivare la procedura, in modo che la polizza sulla responsabilità professionale copra i danni arrecati al cliente.