Quanti giorni di malattia si possono fare prima di essere licenziato?
Danilo Guerra
2025-11-25 05:20:05
Numero di risposte
: 31
Puoi licenziare un dipendente che ha superato ~180 giorni di malattia in un anno.
Il limite di giorni di malattia oltre il quale l’azienda può licenziare dipende dal CCNL.
CCNL Periodo di comporto Commercio 180 giorni.
CCNL Metalmeccanico, anzianità < 3 anni 183 giorni.
CCNL Metalmeccanico, anzianità 3-6 anni 274 giorni.
CCNL Metalmeccanico, anzianità 6+ anni 365 giorni.
I weekend contano.
I giorni di assenza non devono necessariamente essere continuativi: può essere la somma di diversi eventi di malattia.
Il lavoratore può chiederti di mettersi in aspettativa non retribuita.
I giorni di aspettativa non retribuita non contano ai fini della soglia limite del comporto.
I giorni di ferie non contano ai fini del superamento del comporto.
Artes Verdi
2025-11-22 15:33:39
Numero di risposte
: 26
Una risoluzione immediata del contratto è prevista in presenza di causa grave, che non permetta al datore di lavoro di proseguire il contratto in buona fede.
Pertanto, solamente violazioni gravi da parte del lavoratore giustificano un licenziamento senza preavviso.
Per violazioni meno gravi del lavoratore una risoluzione immediata da parte del datore di lavoro è ammissibile solo dopo che il lavoratore ha ricevuto avvertimenti relativi alla stessa mancanza.
Una risoluzione immediata del rapporto di lavoro deve essere disposta subito, vale a dire 2-3 giorni dopo l'evento in questione.
Il mancato rispetto dei tempi rende la risoluzione immediata automaticamente ingiustificata.
Se il licenziamento immediato è ingiustificato, il lavoratore ha diritto a quanto avrebbe guadagnato se il rapporto di lavoro fosse cessato alla scadenza del regolare termine di disdetta, dedotto tuttavia quanto ha guadagnato con l'eventuale assunzione di un altro lavoro.
Aaron Gatti
2025-11-13 05:40:25
Numero di risposte
: 32
Il lavoratore durante la malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo fissato dalla legge o dal contratto collettivo, generalmente non inferiore a 180 giorni.
Alla scadenza di questo periodo, definito periodo di comporto, il datore di lavoro può interrompere il rapporto di lavoro.
Esistono però delle ipotesi che consentono al datore di lavoro di licenziare il lavoratore anche durante il periodo di comporto.
Il datore di lavoro può interrompere il rapporto di lavoro quando il lavoratore ha raggiunto il limite di 180 giorni di malattia.
Gastone Grasso
2025-11-05 02:34:22
Numero di risposte
: 19
Secondo la legge, un datore di lavoro non può licenziare un dipendente perché si prende troppi giorni di malattia.
Ma può succedere, se il dipendente supera il periodo di comporto.
La durata del periodo di comporto varia se il dipendente è un impiegato o un operaio.
Per gli impiegati, la durata del periodo di comporto è regolamentata dalla legge, in relazione all’anzianità di servizio:
Tre mesi, se l’anzianità di servizio è inferiore ai 10 anni;
Sei mesi, se l’anzianità di servizio supera i 10 anni.
Per gli operai, invece, il periodo di comporto per malattia dipende esclusivamente dal contratto collettivo.
Ad esempio, per il CCNL Commercio e Terziario, viene previsto un periodo di 180 giorni, in un anno solare.
Se, quindi, le assenze del lavoratore superano il periodo di comporto previsto, può scattare il licenziamento che, però, non sarà disciplinare, ma per giustificato motivo oggettivo.
Il licenziamento intimato per il perdurare delle assenze per malattia o infortunio del lavoratore, ma prima del superamento del periodo massimo di comporto fissato dalla contrattazione collettiva o, in difetto, dagli usi o secondo equità, è nullo per violazione della norma imperativa di cui all’articolo 2110, comma secondo, cod. civ.
Perciò, il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore per eccessiva morbilità, fino al superamento del periodo di comporto.
In caso di superamento di questo periodo, il lavoratore può essere licenziato per giustificato motivo oggettivo.
Luce Longo
2025-10-27 01:03:22
Numero di risposte
: 13
Di norma, il lavoratore conserva il diritto al posto di lavoro durante la malattia: però, se le assenze superano un certo numero di giorni, non solo cessa l'erogazione dell'indennità, ma il datore di lavoro può procedere con il licenziamento.
L'indennità di malattia si interrompe decorsi 180 giorni nell'arco di un anno.
Pertanto, il lavoratore ha diritto a 6 mesi allanno di indennizzo; decorso tale termine, lo stesso non potrà più beneficiare di alcun sostegno economico.
Relativamente, invece, al periodo di conservazione del posto di lavoro, anche noto come periodo di comporto, è anch'esso determinato dai contratti collettivi e, generalmente, coincide con il limite di 180 giorni nellarco di un anno previsto per le indennità INPS: esso vale sia per le assenze continuative che per quelle frammentate.
I giudici di legittimità, infatti, con lordinanza n. 11136 del 2023, hanno stabilito che le assenze dovute a infortunio sul lavoro o malattia professionale rientrano comunque nella definizione di infortunio o malattia prevista dallart. 2110 del c.c..
Pertanto, se le assenze per infortunio o malattia superano i 180 giorni, il datore di lavoro può legittimamente risolvere il contratto, a meno che l'infortunio non sia stato causato dalla mancata adozione delle misure di sicurezza da parte del medesimo datore di lavoro: in questo caso, infatti, linfortunio non è conteggiato nel periodo di comporto.