La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
La Costituzione riconosce che, all’interno di uno Stato a maggioranza italiana, vivono popolazioni che parlano lingue diverse e hanno differenti culture, tradizioni, abitudini.
Invece di imporre a tutti di omologarsi alla maggioranza, la Repubblica deve garantire a queste minoranze l’uso della loro lingua e il mantenimento del loro stile di vita.
Anche questo, a ben vedere, è una conseguenza del riconoscimento della «pari dignità» delle persone, la quale comporta appunto la salvaguardia dell’identità, anche culturale, di ciascuno.
La tutela delle minoranze linguistiche (in particolare di lingua francese in Valle d’Aosta, tedesca e ladina in Trentino-Alto Adige a cui si aggiungono i gruppi greci, albanesi e slavi) ha trovato applicazione nelle leggi che istituiscono le Regioni a Statuto speciale, dotate di particolare autonomia, e in quelle che consentono l’uso di una lingua diversa dall’italiano e l’istituzione di scuole speciali.
La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tale fine promuove e favorisce iniziative volte alla accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua d’origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni.
La “operatività minima” della tutela delle minoranze riconosciute – e, nella specie, di quella slovena – implichi, oltre all’inammissibilità di qualsiasi sanzione che colpisca l’uso della propria lingua da parte degli appartenenti alla minoranza protetta, il diritto “già ora… di usare la lingua materna e di ricevere risposte dalle autorità in tale lingua: nelle comunicazioni verbali, direttamente o per il tramite di un interprete; nella corrispondenza, con il testo italiano accompagnato da traduzione in lingua slovena”.
Il “nucleo minimale di tutela per gli appartenenti alla minoranza riconosciuta” comprende “il ‘diritto’ di usare la lingua materna nei rapporti con le autorità giurisdizionali e di ricevere risposte da quelle autorità nella stessa lingua”.