Con pochi ricercatori e scarsa attrattiva, l’Italia continua ad avere buoni risultati qualitativi nelle pubblicazioni, ma comincia a rivelare inefficienze nella aggiudicazione di progetti europei.
Poverissimo di finanziamenti privati, il Paese segna il passo anche nei brevetti e più in generale nel trasferimento tecnologico.
Tutti, in pratica, hanno una o più agenzie, separate dalla politica, che gestiscono valutazione ed erogazione fondi per la ricerca con le moderne regole di selezione.
Gli esempi più interessanti per il sistema italiano sono quelli svizzero e tedesco.
Anche per l’italia, è la conclusione di Abbracchio, serve una Agenzia.
Convincere il governo a varare un piano chiaro di finanziamento della ricerca che indichi sul lungo periodo un aumento consistente di risorse.
Esempio: in dieci anni portare la quota di finanziamento in R&D da 1,2 % a 2,2% sul PIL.
Istituire al più presto una Agenzia nazionale della ricerca, che gestisca fondi crescenti in modo autonomo e trasparente.