In caso di interruzione di un rapporto a tempo indeterminato per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro è tenuto a sostenere tutta una serie di costi, alcuni incerti, altri certi. Tra i costi certi ci sono l’indennità sostitutiva di preavviso, qualora il datore di lavoro voglia esonerare il lavoratore dalla prestazione lavorativa ed il ticket di licenziamento, che va in parte a finanziare la Naspi. Il versamento del contributo sorge in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che darebbero diritto alla Naspi a beneficio del lavoratore. L’ammontare del contributo di licenziamento dovuto all’Inps, interamente a carico del datore di lavoro, è fissato nella misura del 41% del massimale mensile Naspi per ogni 12 mesi di anzianità aziendale, fino ad un massimo di tre anni. Per l’anno quindi, il ticket di licenziamento ammonta ad € 635,67 per ogni anno di lavoro effettuato, fino ad un massimo di 3 anni. L’importo del ticket raggiunge il massimale di € ,01 in caso di rapporti di lavoro di durata pari o superiore a 36 mesi. L’Inps ha ritenuto che l’obbligo di versamento debba essere assolto entro e non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui si verifica la risoluzione del rapporto di lavoro. La contribuzione va sempre assolta in un’unica soluzione, non è ammessa rateizzazione.