Il contratto di affitto con riscatto prevede che l’inquilino paghi una somma di denaro ogni mese al proprietario.
Al momento della registrazione, si applica una imposta di registro che può variare in base all’applicazione o meno dell’IVA.
Una circolare dell’Agenzia delle Entrate specifica che l’imposta di registro è del 2% nel caso in cui in contratto sia esente IVA, mentre la tassa è fissa quando è presente l’IVA.
In questo caso, registrare il contratto può costare:
67 euro se il contratto è composto da una scrittura privata;
200 euro se il contratto è in forma pubblica o una scrittura privata autenticata.
I costi del notaio per il rent to buy sono nettamente superiori al costo dell’imposta di registro.
Si parla di una spesa che può oscillare tra i 1.500 euro ai 2.000 euro.
A queste cifre va poi sommata anche l’IVA, ovvero l’Imposta sul Valore Aggiunto.
Ci sono infatti alcune tasse dirette e alcune indirette, inoltre le cose cambiano se a vendere la casa con contratto di affitto con riscatto è un privato, ovvero un soggetto IVA, oppure un’impresa.
Tra le imposte indirette troviamo quindi l’IVA, l’applicazione dell’eventuale cedolare secca sull’affitto, che permette un notevole risparmio sulle tasse sia al proprietario che all’inquilino, e la componente di tassazione sulla quota di vendita della casa.
Tra le imposte dirette invece ci sono quelle applicate sul guadagno del proprietario di casa, ovvero l’IRPEF, l’IMU e la TASI, che sono a suo carico fino al momento dell’effettiva vendita.
La TARI invece, ovvero la tassa sui rifiuti, è una imposta che deve pagare l’inquilino.
A queste tasse vanno poi aggiunti, come visto prima, i costi per la registrazione del contratto e per il notaio, essenziale per ufficializzare l’accordo.
In conclusione, si può dire che questo contratto ha alcuni vantaggi, ma anche svantaggi, soprattutto in termini di costi: è consigliato riflettere bene prima di procedere in questo modo.