Per calcolare l’ammontare dell’assegno previdenziale nel momento in cui si raggiungono i requisiti per la pensione di vecchiaia, anticipata o anzianità, è importante conoscere, oltre all’età anagrafica del lavoratore e degli anni di contribuzione, il montante contributivo.
Il montante individuale contributivo bisogna tenere conto dei seguenti parametri: la base imponibile annua corrispondente ai periodi di contribuzione obbligatoria, volontaria, figurativa, da riscatto e da ricongiunzione di ciascun anno e pari a: la retribuzione annua, per gli iscritti alle gestioni pensionistiche dei lavoratori dipendenti; il reddito annuo, per gli iscritti alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.
Il totale dei contributi versati in ciascun anno, calcolati moltiplicando la base imponibile annua per l’aliquota di computo.
Il montante individuale dei contributi si calcola, quindi, come la somma dell’ammontare dei contributi di ciascun anno, rivalutato ogni anno sulla base del tasso di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del PIL calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare.
La rivalutazione del montante contributivo deve essere calcolata al 31 dicembre di ciascun anno, con esclusione della contribuzione relativa all’ultimo anno lavorato, con effetto sulle pensioni aventi decorrenza dal 1° gennaio dell’anno successivo.
La rivalutazione del montante, per chi va in pensione nel 2023, è pari allo 0,9758%.
Tale montante contributivo viene a sua volta utilizzato per calcolare l’importo dell’assegno previdenziale, moltiplicando il montante contributivo complessivo per il coefficiente di trasformazione legato all’età anagrafica del soggetto in uscita.
Dividendo, poi, tale importo che rappresenta la pensione lorda annua per 13 mensilità, si ottiene l’importo della pensione lorda mensile.