Oggi sono 1.132 i soggetti impegnati nella gestione dei beni confiscati, con oltre 600 associazioni, 30 scuole di ogni ordine e grado e numerosi gruppi locali che utilizzano questi immobili per creare nuove opportunità e un'economia positiva.
Tutte belle realtà che stanno trasformando gli spazi confiscati in luoghi di aggregazione, cultura e welfare, contribuendo a tessere un tessuto sociale più forte e resiliente.
Per il 56% attività di welfare e politiche sociali, per il resto promozione culturale, agricoltura, produzione e lavoro e anche sport.
Gli immobili sottratti ai clan e in attesa di destinazione sono 19.987 in tutta Italia, mentre sono ben 18.159 quelli requisiti definitivamente e già assegnati a istituzioni, enti locali o Terzo settore perché li "riciclino" a fini sociali.
Dietro ogni numero ci sono storie di associazioni e cooperative che hanno trasformato luoghi di malaffare in spazi di crescita, educazione e comunità.
La sfida è tutt'altro che vinta.
Basti pensare che a livello europeo, la criminalità organizzata vanta proventi stimati tra i 92 e i 188 miliardi di euro l’anno.
Nonostante ciò, meno del 2% dei beni illeciti viene effettivamente confiscato.
In Sicilia, la regione a più alta densità di beni confiscati, ci sono ancora 8.206 immobili da consegnare in buone mani.
Notevole comunque anche il numero di quelli già destinati: 6.437.
Dietro la Sicilia ci sono Campania e Calabria, più staccata la Lombardia, che comunque dispone di 1.557 tra casi e terreni tolte ai clan, segno inequivocabile della presenza radicata delle mafie nella Locomotiva d'Italia.
Così come nel Lazio e nel Nordest.
La regione che ha "ereditato" meno beni è il Trentino Alto Adige.
Ma alle mafie lo Stato non sequestra solo ville, ci sono anche diverse aziende "inquinate" che sono state avviate nel percorso di ripulitura dalle incrostazioni criminali: 2.823 le imprese in gestione, 1.521 quelle già destinate a manager rispettabili.