Il ricorso è un procedimento che permette di mettere in dubbio il verbale di invalidità ricevuto, proponendo un riesame del caso e delle condizioni sanitarie del richiedente di fronte a una nuova commissione medica nominata dal giudice.
Il termine è perentorio: una volta decaduto sarà possibile solo presentare una nuova domanda amministrativa.
In realtà, a causa del Covid-19 ci sono state delle novità: in base alla data di presentazione della domanda, il ricorso può essere avviato entro 9 mesi.
Un consulente tecnico d’ufficio (CTU), assistito da un medico legale dell’Inps, si occuperà dell’accertamento.
Terminata la consulenza tecnica, fisserà poi un termine perentorio (non superiore a 30 giorni) entro il quale le parti devono dichiarare se intendono contestare o meno le conclusioni del consulente.
Se non vi sono contestazioni e quindi vi è accordo fra le parti, il giudice predispone il decreto di omologazione dell’accertamento, che non è più impugnabile né modificabile.
Se invece una delle parti vuole contestare le conclusioni del CTU, si apre il giudizio con il deposito del ricorso introduttivo nel quale vanno indicati i motivi della contestazione.
Per avviare il ricorso amministrativo, il cittadino può presentare domanda comodamente da casa per via telematica, se ha il PIN per i “Ricorsi On Line” dell’INPS.
In caso contrario, ci si può sempre rivolgere agli Enti di patronato e gli altri soggetti abilitati all’intermediazione con l’Istituto.
Ti ricordo che tramite questa procedura non sono assolutamente contestabili i requisiti sanitari.
Nel caso in cui l’Inps abbia respinto a torto la tua domanda di riconoscimento per l’invalidità civile o ti abbia riconosciuto una percentuale di invalidità inferiore a quanto ti spetta, non perdere tempo!
Come abbiamo visto insieme, fare ricorso è possibile!
L’importante è agire in fretta, entro sei mesi dal ricevimento del verbale.