L’amministratore può rispondere con i propri beni se: ha agito in modo fraudolento o con dolo verso i creditori;ha violato gli obblighi di legge o lo statuto sociale;non ha richiesto il fallimento della società per tempo, aggravando il dissesto;ha compiuto atti di mala gestio, come pagamenti preferenziali o distrazione di fondi;ha omesso il versamento delle imposte o dei contributi.
In questi casi, il curatore fallimentare o i creditori possono agire personalmente contro l’amministratore, chiedendo il risarcimento del danno o il pagamento diretto dei debiti.
Se però viola i suoi doveri (ad esempio, agisce in conflitto di interessi, non convoca l’assemblea in presenza di perdite rilevanti, o non aggiorna correttamente i libri contabili), può essere chiamato a rispondere in prima persona, anche penalmente.
Inoltre, in caso di omesso versamento dell’IVA, contributi INPS o ritenute IRPEF, l’amministratore può subire sanzioni amministrative, civili e penali, e in taluni casi, può essere condannato anche all’interdizione temporanea dai pubblici uffici o all’inibizione a ricoprire ruoli direttivi.
Tuttavia, se si riscontrano responsabilità personali degli amministratori, come la violazione degli obblighi di conservazione del capitale o la prosecuzione dell’attività in stato d’insolvenza, essi possono essere chiamati a rispondere dei debiti non coperti dalla procedura.
In pratica, i debiti della società ricadono sull’amministratore solo se ha commesso irregolarità.
Oltre al rischio patrimoniale, l’amministratore di una società fallita può affrontare gravi conseguenze legali, tra cui: Azioni di responsabilità civile promosse da creditori, soci o curatori fallimentari;Procedimenti penali per bancarotta fraudolenta, semplice, documentale o preferenziale;Sanzioni fiscali per omessi versamenti o false dichiarazioni;Interdizioni o inibizioni all’esercizio di cariche societarie.