Per l’azienda il licenziamento ha un costo, anche quando avviene per giusta causa.
Esiste infatti il cosiddetto “ticket licenziamento”, pari al 41% del massimale mensile di disoccupazione (il cui importo varia di anno in anno, e viene comunicato dall’INPS) per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.
L’importo mensile così ottenuto deve poi essere moltiplicato per i mesi in cui il lavoratore ha prestato il suo servizio presso l’azienda.
Se il giudice stabilisce che la giusta causa è illegittima, il lavoratore ha diritto a un risarcimento economico basato sulla sua anzianità di servizio (ed esente dal versamento dei contributi).
L’importo deve essere pari a due mensilità dell'ultima retribuzione utile per ogni anno di servizio (in misura non inferiore a 6 e non superiore a 36 mensilità).
Nel caso in cui non siano presenti giusti motivi per il licenziamento, il dipendente sarà reintegrato nel suo posto di lavoro e riceverà un'indennità proporzionata al suo salario, senza superare il valore di 12 mensilità.
Se il licenziamento è considerato illegittimo a causa della mancanza di giustificazione o di errori nel procedimento, l'indennità spetterà al dipendente in misura compresa tra un minimo di 2 e un massimo di 12 mensilità.
Nel caso in cui il licenziamento violi i criteri stabiliti dalla Legge 223/91, l'indennità varierà da 4 a 24 mensilità.