Un’azione di recupero crediti, di fatto, può diventare illecita quando diventa troppo insistente e questo si verifica, ad esempio, quando il debitore viene inondato con una sequenza incessante di telefonate, come nel caso sopra citato.
Oppure quando l’approccio nei confronti del debitore diventa minaccioso e violento.
La legge definisce come reato tutti i comportamenti che generano ansia o paura intensa nella vittima costringono a cambiare le abitudini di vita.
Il molestatore rischia un’ammenda, fino a 516 euro oppure la reclusione, da 6 mesi a 5 anni.
Il processo di recupero crediti è un’attività che deve essere svolta nel pieno rispetto della legge e dei diritti delle persone coinvolte.
Un comportamento che supera i limiti dell’azione legittima può esporre il creditore a conseguenze penali.
La Corte di Cassazione ribadisce che, come previsto dall’articolo 660 del Codice penale, l’eccesso di telefonate o atteggiamenti verbalmente aggressivi e intimidatori possono configurarsi come reato di molestie, anche se l’intento è lecito.