Sicuramente anticipare di un anno l’uscita dal mondo del lavoro ha un impatto, anche se non notevole, sull’assegno previdenziale.
Quest’ultimo verrebbe calcolato con un anno di contributi in meno e applicando un coefficiente di trasformazione meno conveniente.
A livello economico lo svantaggio sarebbe rappresentato, nel calcolo, solo da questo fattore: lavorando un anno in meno la pensione è calcolata su un anno di contributi in meno.
Oltre, come già detto, al coefficiente di trasformazione.
Ma questo può portare ad una differenza sull’assegno netto che non cambia certamente la vita.
Ovviamente l’impatto dipende anche dalle retribuzioni.
Ma sicuramente la differenza non è alta.
Le cose che deve tenere presenti, però, scegliendo la quota 103 sono essenzialmente 3: se dovesse spettarle una pensione lorda superiore ai 2800 euro avrebbe un assegno lordo solo di questa cifra minima fino al compimento dei 67 anni perchè la quota 103 impone per tutto il periodo dell’anticipo questo tetto all’assegno lordo;
essendo un dipendente statale ritarderebbe la liquidazione del suo TFS che avrebbe solo decorsi 27 mesi circa dal momento in cui avrebbe ipoteticamente raggiunto l’uscita con l’anticipata ordinaria;
deve tenere presente che se sceglie la Quota 103 non potrà cumulare redditi da lavoro con quelli da pensione fino al compimento dei 67 anni.
Sembra un divieto che, prima di andare in pensione, non pesa.
Ma tenga presente che dopo il pensionamento potrebbero capitarle occasioni a cui dovrà dire di no, se si pensiona con la Quota 103, perchè rischierebbe di perdere la pensione per tutto l’anno solare in cui non rispetta il divieto.
E quest’ultimo vale anche in presenza di guadagni irrisori e per poche giornate lavorative.