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Chi paga gli errori INPS?

Tosca Silvestri
Tosca Silvestri
2025-11-27 10:08:59
Numero di risposte : 30
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L'Istituto in sede di liquidazione della pensione commette spesso errori di ricalcolo INPS. In pratica vengono erogati assegni pensionistici maggiorati e lo stesso Istituto, una volta accortosi del proprio errore, richiede all'ignaro pensionato la restituzione delle somme percepite in eccesso. Nonostante i tribunali continuino a dichiarare illegittima la prassi di recupero a seguito di errori di ricalcolo INPS purtroppo l'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale CI PROVA SEMPRE ed emette provvedimenti di recupero delle somme a distanza anche di 10 anni per importi a volte superiori ai 30/50 mila euro! Noi di Gestione Crediti Pubblici precisiamo che, pur essendo l'Istituto legittimato a operare il ricalcolo della pensione viziata dall'errore, non può provvedere al recupero delle somme in eccesso corrisposte al pensionato, salvo che l'indebita prestazione sia dovuta a dolo dell'interessato. Purtroppo l’unica possibilità per difendersi è quella di rivolgersi ad un legale e contestare le pretese dell’ Inps con un ricorso al Giudice delle pensioni in Tribunale o alla Corte dei Conti.
Ione Rossetti
Ione Rossetti
2025-11-17 08:48:26
Numero di risposte : 24
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In caso di errori dell'INPS, come ad esempio il pagamento di somme erronee, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente non può recuperare le somme già corrisposte, salvo il caso di indebita prestazione dipendente dal dolo del soggetto interessato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS contro una sentenza che aveva riconosciuto ad un avvocato il diritto alla retribuzione e al trattamento di quiescenza corrisposti dall'INPS. Secondo la Suprema Corte, il riconoscimento del trattamento economico corrispondente alle mansioni effettivamente espletate prescinde dalla legittimità della relativa assegnazione. Inoltre, l'articolo 2126 del codice civile assicura la debenza delle retribuzioni e la pensione che matura alla stregua della retribuzione corrisposta. Nel caso di recupero che deriva dall'annullamento di un inquadramento illegittimo di un proprio dipendente, la Pubblica Amministrazione non potrà che tenere in considerazione il principio di corrispettività delle prestazioni di lavoro subordinato medio tempore espletate. Ciò significa che la Pubblica Amministrazione non può procedere alla ripetizione in caso di mansioni effettivamente svolte. Pertanto, l'INPS non può recuperare le somme indebitamente erogate se il lavoratore ha svolto le mansioni per le quali ha percepito la retribuzione, anche se l'inquadramento era illegittimo. In sintesi, in caso di errori dell'INPS, la responsabilità del pagamento degli errori ricade sull'ente stesso, che non può recuperare le somme già corrisposte se non in casi specifici di indebita prestazione dipendente dal dolo del soggetto interessato.
Luciano De luca
Luciano De luca
2025-11-12 11:00:17
Numero di risposte : 30
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L'INPS ha un sistema di controllo e revisione per correggere gli errori e pagare le differenze dovute ai cittadini. In caso di errore, l'INPS procede al pagamento delle differenze dovute. L'INPS ha l'obbligo di pagare gli importi dovuti ai cittadini in caso di errore.
Diamante Fabbri
Diamante Fabbri
2025-11-03 21:15:41
Numero di risposte : 20
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L’inps è responsabile degli errori presenti nell’estratto conto contributivo e quindi è tenuto a risarcire gli eventuali danni patiti da un lavoratore a causa di tali errori. Il lavoratore indotto alle dimissioni da colpevole comportamento dell’Inps ha diritto al risarcimento del danno in un importo commisurabile a quello delle retribuzioni perdute fra la data della cessazione del rapporto di lavoro e quella dell’effettivo conseguimento della detta pensione, in forza del completamento del periodo di contribuzione a tal fine necessario, ottenuto col versamento di contributi volontari, da sommarsi a quelli obbligatori anteriormente accreditati. L’ente previdenziale è stato condannato a risarcire il periodo in cui il lavoratore è rimasto senza pensione e senza reddito a causa degli errori nell’estratto conto. Il principio di tutela del legittimo affidamento del cittadino nei confronti di tutti i rapporti di diritto pubblico obbliga la pubblica amministrazione a non frustrare la fiducia di soggetti titolari di interessi indisponibili, fornendo informazioni errate o anche dichiaratamente approssimative. In questo caso l’INPS è stata ritenuta responsabile perchè l’estratto conto Dei contributi non era certificativo, e quindi non firmato.
Giacomo Rinaldi
Giacomo Rinaldi
2025-10-23 16:51:26
Numero di risposte : 28
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L'errore di fondo in cui sarebbero incorsi i giudici di secondo grado, i quali hanno considerato l’attribuzione al (omissis) del I livello differenziato di professionalità come attribuzione anche di altre e superiori mansioni rispetto al c.d. livello iniziale, falsamente applicando l’art. 2126 c.c., e senza considerare, invece, che il caso di specie attiene alla sorte degli eseguiti pagamenti di somme corrispondenti a una maggiore retribuzione provvisoriamente attribuita ad un pubblico dipendente in base all’esito non definitivo di una selezione concorsuale che, a seguito di un procedimento giurisdizionale svoltosi in contraddittorio con il dipendente stesso, sia stato successivamente annullata dal giudice amministrativo con decisione definitiva. Il riconoscimento del trattamento economico corrispondente alle mansioni effettivamente espletate prescinde dalla legittimità della relativa assegnazione e che, anche nel caso in cui la promozione sia stata illegittima, troverebbe applicazione l’art. 2126 c.c., in base al disposto del quale la nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione. In caso di recupero derivante dall’annullamento di un inquadramento illegittimo di un proprio dipendente, la Pubblica Amministrazione non potrà che tenere in considerazione il principio di corrispettività delle prestazioni di lavoro subordinato medio tempore espletate, e non deve procedere alla ripetizione in caso di mansioni effettivamente svolte. Proprio l’applicabilità dell’art. 2126 c.c., che rende intangibile la retribuzione e la pensione che matura alla stregua della retribuzione corrisposta, discende l’infondatezza dell’altro motivo di ricorso dell’Inps, posto che l’articolo in questione assicura la debenza e delle retribuzioni, e il dpR n. 818/57 assicura la compatibilità dei contributi indebitamente versati che rendono non più indebita la pensione maturata. Nel caso di specie, aggiunge ancora la Suprema Corte, “era proprio l’Inps, quale datore di lavoro, che versava i contributi in favore del (omissis), che l’Istituto considera indebiti; inoltre, l’accertamento dell’indebito versamento (…) è, all’evidenza, posteriore di oltre cinque anni dalla data dell’ultimo versamento contributivo”. Alla luce di quanto sopra ne consegue che, poichè sono i contributi a far maturare il diritto alla pensione, una volta che i contributi – pur eventualmente indebiti – sono consolidati per il decorso del quinquennio, negli stessi matura regolarmente la pensione, stante la loro computabilità agli effetti della prestazione pensionistica.