Gli invalidi, rispetto alla generalità dei lavoratori, hanno la possibilità di anticipare la pensione, in quanto la normativa li tutela a causa della loro ridotta capacità lavorativa.
Attenzione, però: non tutti gli invalidi possono accedere in anticipo alla pensione, ma soltanto coloro che possiedono i requisiti stabiliti dalla normativa per quest’agevolazione.
Il momento dell’uscita dal lavoro ed il tipo di trattamento spettante, poi, sono differenti a seconda della gravità dell’invalidità, dell’anzianità e della gestione previdenziale a cui è iscritto il lavoratore.
La risposta è che non tutti gli invalidi hanno diritto al pensionamento anticipato, ma il beneficio è riconosciuto a seconda della riduzione della capacità lavorativa, dell’età, del fondo di previdenza a cui si è iscritti e degli anni di contribuzione e assicurazione.
Gli invalidi superiori ai 2/3, la cui capacità lavorativa residua, dunque, è inferiore a un terzo, non possono pensionarsi in anticipo ma possono ottenere l’assegno ordinario d’invalidità, se iscritti presso una delle gestioni Inps.
Per i lavoratori che hanno una percentuale d’invalidità riconosciuta pari o superiore al 74%, i benefici pensionistici riconosciuti sono diversi: maggiorazione contributiva pari a 2 mesi per ogni anno di lavoro, sino a un massimo di 5 mesi nella vita lavorativa; possibilità di accedere, se in possesso di 30 anni di contributi e 63 anni di età, all’Ape sociale, cioè all’anticipo pensionistico pagato dallo Stato; possibilità di accedere, se in possesso di 41 anni di contributi e se lavoratori precoci, alla pensione anticipata; possibilità di ottenere l’assegno d’invalidità civile, senza necessità di aver versato contributi.
I lavoratori dipendenti del settore privato, se in possesso di un’invalidità pari o superiore all’80%, possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata.
I trattamenti ai quali possono accedere gli invalidi al 100%, o meglio gli inabili, sono differenti a seconda della gravità delle condizioni di salute.