La liquidazione giudiziale ha preso il posto del fallimento, ma con alcune importanti novità.
A differenza del passato, l’idea di fallimento non è più vista come una sanzione severa, ma come l’ultima soluzione, da percorrere solo quando tutte le altre opzioni sono state esaurite.
Il focus del legislatore è diventato quello di preservare il valore aziendale e cercare di garantire la continuità aziendale, piuttosto che liquidare indiscriminatamente l’impresa in difficoltà.
Il Codice della Crisi d’Impresa ha introdotto un cambiamento sostanziale nel trattamento delle crisi aziendali.
Mentre il fallimento era percepito come una sanzione punitiva, la liquidazione giudiziale viene considerata una fase finale di un percorso che ha cercato di salvare l’impresa attraverso vari strumenti.
Le principali differenze tra liquidazione giudiziale e fallimento riguardano l’approccio:
Continuità Aziendale: Il Codice della crisi pone l’accento sulla possibilità di recupero dell’impresa, offrendo strumenti per la ripartenza.
Minore Stigma: Con il nuovo termine si vuole evitare che l’imprenditore si senta stigmatizzato, permettendo alla crisi di essere affrontata con maggiore serenità e riservatezza.
La liquidazione giudiziale deve essere considerata come l’ultima opzione per l’imprenditore in crisi, e solo quando tutte le altre soluzioni non sono praticabili.