La risposta al quesito è che non tutti gli invalidi hanno diritto al pensionamento anticipato, ma il beneficio è riconosciuto a seconda della riduzione della capacità lavorativa, dell’età, del fondo di previdenza a cui si è iscritti e degli anni di contribuzione e assicurazione. I lavoratori dipendenti del settore privato, se in possesso di un’invalidità pari o superiore all’80%, possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata. Per i lavoratori che hanno una percentuale d’invalidità riconosciuta pari o superiore al 74%, invece, i benefici pensionistici riconosciuti sono diversi. Gli invalidi superiori ai 2/3, la cui capacità lavorativa residua, dunque, è inferiore a un terzo, non possono pensionarsi in anticipo ma possono ottenere l’assegno ordinario d’invalidità, se iscritti presso una delle gestioni Inps. Chi possiede un’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa ha diritto a ricevere immediatamente la pensione d’inabilità, se in possesso di almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio. Per raggiungere il trattamento devono possedere almeno 20 anni di contributi e un’età pari a 60 anni e 7 mesi per gli uomini e a 55 anni e 7 mesi per le donne.
Si tratta di un assegno, calcolato allo stesso modo della pensione, che l’Inps riconosce agli invalidi in misura superiore ai 2/3, se possiedono almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio. L’assegno d’invalidità viene trasformato in pensione di vecchiaia al compimento dell’età pensionabile: è compatibile con un’attività lavorativa, ma con limiti al cumulo dei redditi.
Inoltre, la pensione non può essere riconosciuta se è possibile adibire il lavoratore a mansioni equivalenti. L’Inail potrebbe erogare in forma di rendita, tra l’altro, anche l’indennizzo per danno biologico.