Per acquisire la status di erede universale non è sufficiente la designazione all’interno di un testamento ma è necessario che il soggetto chiamato accetti, espressamente o tacitamente, l’eredità. La qualità di erede, a differenza di quanto previsto in tema di legati, non si acquista automaticamente all’apertura della successione, ma richiede un atto di accettazione, espresso o tacito che sia. L’erede universale è colui che subentra nell’intero patrimonio ereditario. Al momento della nomina dell’erede universale o in caso di nomina di più eredi, il testatore deve tenere in considerazione anche le quote di legittima. La quota di legittima è quella porzione di eredità che spetta per legge a determinati soggetti denominati eredi necessari o legittimari. Secondo quanto previsto dal codice civile sono eredi necessari: i figli, il coniuge, i genitori. Le quote di legittima variano in funzione del numero e tipologia di eredi necessari. Una volta attribuite le quote di legittima, si potrà liberamente disporre tramite testamento olografo, pubblico ecc. della restante quota del proprio patrimonio che potrà essere attribuirla anche a soggetti estranei non facenti parte del nucleo familiare. Ciò che conta, ai sensi dell’art. 628 c.c., è che il soggetto nominato sia determinato o facilmente determinabile. In caso contrario, la disposizione che individua un erede in modo da non poter essere determinato è affetta da nullità. In linea generale, gli eredi si designano indicandone il nome ed il cognome ma è altrettanto valido utilizzare formule equipollenti inequivocabili. Ad esempio, è valida la disposizione con cui il testatore dichiari di nominare erede universale il proprio figlio. Ciò che conta, in definitiva, non sono le formule o le parole utilizzate, ma il fatto che da queste si individui con certezza la persona designata erede dal testatore.