Impedire alla vittima di comunicare adeguatamente, anche tramite il ricorso ad attacchi verbali, riguardo alle assegnazioni di lavoro, minacce, svalutazioni sul piano personale e professionale, etc.
Isolare la vittima da contatti sociali con superiori e/o colleghi fino a relegarlo in una stanza da solo e lontano dagli altri.
Ledere la sua reputazione personale mettendo in giro voci sul conto della vittima, azioni di messa in ridicolo, derisione riguardo alla provenienza geografica, alle sue convinzioni personali, etc.
Demansionare la vittima tramite l’assoluto o parziale esautoramento dei compiti precedentemente assegnati o attraverso l’assegnazione di compiti insignificanti e inutili ai fini degli obiettivi professionali dell’ufficio di appartenenza.
Privare il dipendente del feedback sullo svolgimento dei compiti assegnateli o farlo solo in termini negativi.
Produrre effetti negativi sulla salute fisica della vittima assegnando incarichi pericolosi o attraverso minacce di lesioni fisiche, molestie sessuali e azioni volte a compromettere lo stato di salute del lavoratore, negando periodi di ferie o di congedo, attribuendo mansioni a rischio o sottoponendolo a turni massacranti o ad attività tanto stressanti quanto inutili.
Compiere azioni violente o verbalizzare minacce di violenza, talvolta finalizzate a determinare reazioni incontrollate che possono costituire l’alibi per ritorsioni o addirittura per un’apparente “giusta causa” di licenziamento.
Ridurre la considerazione che il lavoratore ha di se stesso, privandolo degli status symbol, non affidandogli incarichi o attribuendogli incarichi inferiori o superiori alle sue competenze, simulare errori professionali, criticare le sue prestazioni, la sua professionalità o personalità anche in presenza di soggetti esterni, applicare sanzioni in maniera immotivata, dare consegne volutamente complesse/lacunose o addirittura contraddittorie.
Trasferire il dipendente con una modalità illecita, cioè senza reali motivi tecnico-organizzativi.
Promuovere condotte riconducibili a molestie sessuali.
Spingere il lavoratore verso dimissioni forzate.
Provocare un eccessivo sovraccarico di lavoro.
Abusare del potere disciplinare.
Discriminare una lavoratrice per il suo stato di gravidanza fino all’eliminazione dall’organizzazione.