Per poter richiedere e ottenere un risarcimento danni, il mobbing sul posto di lavoro deve essere dimostrato.
Le prove che servono per dimostrare il mobbing sono essenzialmente due: i comportamenti mobbizzanti e i conseguenti danni causati da questi comportamenti.
Per quanto riguarda la dimostrazione di queste due prove, ci sono due diversi modi: i comportamenti mobbizzanti possono essere dimostrati attraverso testimonianze di colleghi oppure attraverso registrazioni audio o video, che immortalino i momenti di esclusione e di emarginazione vissuti dal soggetto mobbizzato.
I danni causati da questi comportamenti, invece, devono essere dimostrati attraverso la presenza di certificati medici.
Il mobbing sul posto di lavoro può assumere rilevanza penale ex art. 572 c.p. nel caso in cui le condotte vessatorie si inseriscano in un rapporto lavorativo di tipo para-familiare, ossia in un contesto di ridotte dimensioni, in cui il rapporto tra datore e lavoratore subordinato si basa sull’informalità e sulla fiducia.
È possibile denunciare il mobbing sul posto di lavoro alla pubblica autorità, querelando il responsabile entro tre mesi dall’ultimo comportamento mobbizzante e, quindi, dall’ultimo atto illecito.
Per presentare la querela o comunque per far emergere il mobbing sul posto di lavoro, si consiglia di rivolgersi ad un avvocato esperto in risarcimento del danno alla persona, per essere sicuri di ricevere il supporto idoneo durante la procedura.
Il nostro Studio Legale, esperto in risarcimento danni Torino e in tutta Italia, da anni si batte a tutela dei diritti del lavoratore.