Il mobbing più frequente sembra essere il mobbing orizzontale, con questa tipologia si chiude la rosa delle modalità di mobbing che prendono in considerazione la relazione gerarchica.
Le azioni più frequentemente attuate sono di natura sociocomunicativa, volte all’isolamento della persona vessata dal gruppo e al blocco delle informazioni.
Il doppio mobbing delinea quella situazione nella quale la vittima perde il sostegno della famiglia, il quale comportamento si aggiunge alle vessazioni subite al lavoro.
Un tipico esempio di mobbing verticale è l’abuso di potere.
Talvolta questa forma di mobbing viene anche chiamata bossing, che viene definito da Ege come “una forma di terrorismo psicologico che viene programmato dall’azienda stessa o dai vertici dirigenziali ai danni di dipendenti divenuti in qualche modo scomodi”.
Il bossing si manifesta su scala aziendale.
Il mobbing verticale esso fa riferimento alla posizione gerarchica degli attori.
Con questo termine, si intendono quelle vessazioni esercitate da una persona che ha una posizione gerarchica superiore rispetto alla vittima.
Il mobbing orizzontale viene esercitato da uno o più colleghi nei confronti di un soggetto.
Le altre tipologie del mobbing individuabili in letteratura, seppur riconoscendo un’asimmetria tra gli attori, evidenziano principalmente la relazione comportamentale degli attori e delle vessazioni in atto.
Si vengono, così, a distinguere i seguenti tipi di mobbing: legato ad un conflitto interpersonale, dove il processo vessatorio si instaura a partire dall’escalation di un conflitto interpersonale non efficacemente risolto e si contrappone al mobbing predatorio, che invece riguarda quelle vessazioni attuate nei casi la vittima non abbia fatto niente per provocarle e/o giustificare l’accanimento dei comportamenti negativi verso di sé, trovandosi accidentalmente in una posizione di svantaggio.
Individuale, dove è il singolo lavoratore ad essere oggetto di vessazioni, che si contrappone al collettivo, dove ad essere vittimizzati sono gruppi di lavoratori.
Diretto, quando le azioni mobbizanti sono indirizzate direttamente sulla vittima e indiretto quando le azioni mobbizzanti vengono attuate sia intervenendo sul luogo di lavoro, sia coinvolgendola sua cerchia familiare o quella degli amici.
Leggero, quando le violenze psicologiche si presentano in modo molto sottile e poco appariscenti, e pesante, quando invece le azioni vessatorie si rivelano palesi e violenta.