Il giorno del matrimonio è meglio scegliere la comunione o la separazione dei beni?
Sia che il matrimonio sia fatto in forma civile e sia che sia fatto in forma religiosa, i coniugi devono scegliere il regime patrimoniale al quale riferirsi: comunione o separazione dei beni.
Di solito non si attribuisce grande importanza alla cosa e la scelta viene fatta magari all’ultimo momento e chiedendo a qualche amico o conoscente.
I due regimi, però, hanno delle differenze che può essere utile conoscere per fare una scelta consapevole.
Non è che un regime sia migliore dell’altro: si tratta di regimi diversi, da conoscere per decidere quale fa maggiormente al caso della coppia.
La scelta del regime patrimoniale ha una propria importanza, stretto tra l’aspettativa di chi magari vuole conservare per sé le utilità che ricaverà ad esempio dal proprio lavoro e chi intende la famiglia come un qualcosa di unitario, in cui anche i beni sono della coppia indipendentemente dal contributo che ognuno abbia dato per il loro acquisto.
Il che dipende dall’idea di famiglia che ognuno ha, ma anche da una valutazione economica e di convenienza.
Di massima di solito si consiglia la separazione dei beni, da utilizzare però con ragionevolezza perché, come evidenziato, se il soggetto che può diventare insolvente si intesta tutto poi la famiglia perderà tutto.
Le soluzioni possono essere anche più complesse (costituire società, trust, ecc.) ma, chiaramente, ciò richiede, come dicevamo, la consulenza di un avvocato esperto e i relativi costi, anche di gestione di tali enti (commercialisti, avvocati, tasse, ecc.), hanno senso se il patrimonio è rilevante.