La verità è che la legge non specifica, quali sono questi “fatti”.
Quindi, i coniugi sono liberi di interpretare che cosa può avere un peso tale da impedire il proseguimento della relazione.
Ecco, quindi, che la frase “basta non ce la faccio più”, tipica del momento della crisi coniugale, viene riempita di significato caso per caso.
Dalle prime avvisaglie, spesso non comprese all'interno di un litigio apparentemente banale, si arriva all’indifferenza verso le emozioni, ai pensieri claustrofobici, alla voglia di fuga e si comincia a pensare che sarebbe meglio chiudere il rapporto.
Questa incapacità di tollerare il matrimonio è determinata da svariati motivi: incompatibilità di carattere, incapacità di resistere ai ritmi familiari e lavorativi, cambiamenti nella coppia, sentirsi indesiderati, presenza di un nuovo amore, fine dell’intesa.
Sono tutti motivi leciti e validi per poter procedere con la richiesta di separazione.
Abbiamo capito di non poter più credere in noi come coppia, di non poter crescere oltre in questa fase della vita.
La separazione è un diritto riconosciuto alla coppia coniugale, che si esercita anche indipendentemente dalla volontà di uno dei due coniugi.
L’unica condizione è che si verifichino fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza.