Una quota mensile per aiutarla a vivere il meglio possibile, definito dalla legge assegno di divorzio.
Ma non in tutti i casi.
In caso di divorzio, invece, il marito deve dare alla moglie un assegno di divorzio per garantire che possa avere almeno l’autosufficienza economica.
L’assegno di divorzio garantisce alla moglie di potere vivere in modo considerato dignitoso, il che non significa necessariamente essere benestante se il marito è ricco, ma semplicemente poter badare a sé stessa.
Se l’ex moglie vive in una città, per la quale i giudici ritengono che siano sufficienti mille euro per essere autosufficienti, e la moglie ha un lavoro con uno stipendio di 500 euro mensili, l’ex marito dovrà versare un assegno di divorzio pari ai 500 euro mancanti, per poter vivere dignitosamente.
Risulta quasi scontato, sottolineare che il coniuge forte, deve avere le possibilità economica per provvedere a versare la cifra richiesta.
Con il termine indipendenza economica si intende la capacità di un adulto sano di provvedere al proprio sostentamento, di avere quindi le risorse per potere fare fronte alle spese essenziali per vitto, alloggio, ed esercizio di diritti fondamentali.
Come si determina tale capacità?
Analizzando alcuni parametri, come: la soglia per accedere al patrocinio a spese dello Stato: 1000 euro al mese circa reddito medio nella zona in cui vive chi chiede l’assegno.
Il possesso di redditi patrimoniali il possesso di una casa.
Valutare il possedimento di beni o redditi non pone problemi particolari nella valutazione.
E’ molto più difficile dimostrare che il coniuge debole non sta lavorando per cause non imputabile direttamente a lui.
In questo caso bisogna conservare tutti i documenti utili per dimostrare la buona volontà, come ad esempio, domande di lavoro, pubblicazione di annunci, iscrizione presso agenzie interinali, ecc.