Un amministratore che gestisce in modo inadeguato un condominio può causare disservizi e danni economici ai condòmini, i quali, in alcuni casi, possono chiedere la revoca dell’incarico e il risarcimento dei danni.
La mancata osservanza di questi obblighi comporta la responsabilità dell’amministratore in ambito civile ed è proprio quando l’amministratore non adempie a questo tipo di doveri che si parla di “mala gestio”, ovvero la cattiva gestione condominiale.
Se un amministratore ha una gestione negligente, non trasparente e non adatta a curare gli interessi del bene amministrato e dei condòmini, il condominio può ritrovarsi a dover affrontare problemi legati a bilanci poco chiari, carenza di manutenzione, spese ingiustificate e difficoltà nel recupero delle morosità.
I condòmini possono agire chiedendo la revoca dell’incarico, così come stabilito dalla Legge n. 220 del 2012 che per contrastare questi comportamenti negligenti ha introdotto la possibilità di revocare l’incarico all’amministratore in presenza di gravi irregolarità.
Nel caso in cui dopo la revoca si scoprisse che l’ex amministratore ha omesso informazioni importanti o ha causato danni economici al condominio, i condòmini hanno diritto a chiedere chiarimenti, sollecitare eventuali interventi e avviare un procedimento legale per chiedere il risarcimento dei danni.
Nei casi più gravi, come ad esempio l’appropriazione indebita di denaro, è possibile anche arrivare ad un procedimento di tipo penale.
Tra le situazioni più diffuse di mala gestio dell’amministratore vi sono: l’atteggiamento di inerzia nel recupero crediti nei confronti dei condòmini morosi, la mancata apertura di un conto corrente condominiale, assenza dei rendiconti e gestione della contabilità non trasparente, utilizzo improprio delle somme di denaro condominiali.