Indegnità a succedere è un concetto giuridico che indica la mancanza dei requisiti necessari per poter ereditare da un defunto.
L’indegnità a succedere è stata introdotta per proteggere l’immagine e la reputazione della persona defunta, nonché per impedire che il patrimonio ereditato finisca nelle mani di individui che non ne sono degni.
Le cause di indegnità a succedere sono stabilite dalla legge, che elenca le cause di indegnità, come ad esempio chi uccide o tenta di uccidere colui della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente dello stesso.
Colui che è dichiarato indegno a succedere è obbligato a restituire tutti i frutti percepiti dopo l’apertura della successione.
Inoltre, l’indegno non abbia sui beni della successione devoluti ai suoi figli, i diritti di usufrutto o di amministrazione che la legge accorda ai genitori.
Infatti, l’art. 466 del codice civile prevede la cosiddetta riabilitazione, ovvero dei casi in cui, nonostante una dichiarazione di indegnità a succedere, l’indegno possa succedere lo stesso al de cuius.
Ciò è possibile solo in due casi: qualora il de cuius lo abiliti espressamente con atto pubblico o con testamento, o qualora il testatore, pur conoscendo la situazione di indegnità a succedere, contempli espressamente l’indegno nel suo testamento.