Il nostro ordinamento con all’art. 463 del Codice Civile disciplina la figura dell‘indegno, intendendosi per esso il figlio che si sia macchiato di condotte talmente gravi da rendere lecito da parte del genitore l’esclusione dall’eredità.
Tuttavia il legislatore ha individuato ipotesi tassative che devono configurarsi al fine della dichiarazione di indegnità: 1) l’uccisione o il tentato omicidio del genitore, 2) la commissione di un danno nei confronti del genitore da cui derivi l’applicazione delle norme sull’omicidio, 3) la denuncia nei confronti del genitore di un fatto punito dalla legge con l’arresto o con la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni se a posteriori si scopre che la denuncia era calunniosa o la testimonianza resa a a sostegno di detta accusa era falsa, 4) l’induzione del genitore, con dolo o violenza, a fare, revocare o mutare un testamento o impedirgli di farlo, 5) la soppressione, alterazione o occultamento del testamento, 6) la firma di un testamento falso.
La gravità delle ipotesi menzionate così come i limiti della libertà del testatore che, per legge, nel disporre delle sue ultime volontà deve preservare il diritto degli eredi legittimi, induce taluno a porre in essere in vita degli atti di disposizione dei propri beni in modo da spogliarsi di essi e rendere inesistente il proprio patrimonio ereditario.
Di solito, per non lasciare l’eredità ai parenti, si è soliti donare o vendere in vita tutto il propio patrimonio.
Le donazioni, però, possono essere impugnate dai legittimari che siano stati privati delle quote loro spettanti per legge per ottenere la restituzione della parte di patrimonio loro negata dal testamento.
Altra stratagemma frequentemente usato da chi non vuole lasciare l’eredità ai parenti provvede a vendere tutti i propri beni.
La vendita, infatti, non è revocabile perché presuppone un corrispettivo a titolo di prezzo per l’acquisto ed è quest’ultimo a finire in successione.
Il fatto però è che molto spesso si tratta di vendite simulate, dove un corrispettivo non viene mai corrisposto o, se corrisposto, è irrisorio.