Le persone ritenute indegne, pur essendo teoricamente “capaci di succedere”, sono coloro che, in qualche misura, hanno commesso azioni particolarmente gravi alla persona o alla libertà testamentaria del de cuius.
È ritenuto indegno a succedere:
Chi abbia volontariamente ucciso o tentato di uccidere l’ereditando o un suo stretto congiunto: coniuge, discendente o ascendente.
Chi abbia attentato all’integrità morale, denunciato calunniosamente il de cuius o un suo stretto congiunto: coniuge, discendente o ascendente.
Chi abbia attentato alla libertà di testare del de cuius o lo abbia indotto, con dolo o violenza, a revocare o mutare il testamento.
Chi sia decaduto dalla responsabilità genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratti e non sia stato integrato in tale potestà alla data di apertura della successione.
Chi ha volontariamente soppresso, celato o alterato il testamento.
Chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto uso consapevolmente.
La legge n. 4 dell’11 gennaio 2018, in materia di tutela nei confronti degli orfani, per crimini domestici, interviene su varie norme dei Codici Civile, Penale e di Procedura Penale.
Tale norma prevede la sospensione dalla successione nei confronti di chi risulti indagato per l’omicidio volontario o il tentato omicidio:
del coniuge/unito civile;
di un genitore;
di un fratello/sorella;
fino all’emissione del decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento.
In questa situazione di sospensione, la legge 4/2018 prevede la nomina di un curatore dell’eredità giacente ai sensi dell’articolo 528 del Codice Civile.
La norma muta la prospettiva in questi casi specifici di indegnità.
Infatti, finora, l’indegno non veniva escluso dalla successione, se non su esplicita richiesta o apposita sentenza.
Come ricorda il tradizionale e noto brocardo: indignus potest capere, sed non potest retinere.
Qualora il soggetto sospeso sia condannato, o intervenga un patteggiamento della pena, questi verrà definitivamente escluso dalla successione, per indegnità a succedere.
A fronte dell’articolo 537-bis del codice di Procedura Penale, sarà il giudice, in sede di condanna, a pronunciare l’esclusione del soggetto dalla successione per indegnità.