Quando un figlio è considerato indegno a succedere, si tratta delle cause che rendono il figlio “indegno a succedere”.
Esse sono:
aver tentato di uccidere il genitore, il suo coniuge, un suo discendente o ascendente;
aver accusato calunniosamente il testatore di un reato grave, sapendolo innocente;
aver tentato di forzare il testamento del testatore, spingendolo a non scriverlo, a revocarlo, a distruggerlo o a modificarlo;
aver soppresso egli stesso il testamento, o averlo nascosto o alterato;
aver tentato di creare un testamento falso.
Quindi se un figlio cerca di nascondere il testamento del papà o della mamma, o tenta di modificarlo, oppure fa pressione indebita sul genitore per riscriverlo a proprio favore, i suoi fratelli o gli altri eredi potranno agire contro di lui innanzi al tribunale affinché emetta una sentenza in cui accerti l’indegnità a succedere.
Solo dopo tale sentenza il figlio può essere escluso dalla successione e, anche se non menzionato nel testamento, non potrà rivendicare la legittima.
Invece, se lo stesso figlio litiga con il genitore o non gli parla per anni, tale situazione non è sufficiente per la diseredazione.
Quindi se il genitore lo esclude dalla propria eredità il testamento potrà essere impugnato.
La cosiddetta “ingiuria grave” – ossia il sentimento di forte e reiterato disprezzo contro il genitore, manifestato in pubblico, è solo causa di revoca della donazione e non motivo di diseredazione.
Certo, non è detto che il figlio diseredato voglia poi davvero contestare le ultime volontà del proprio genitore e fare causa ai suoi fratelli o all’altro genitore.
Se infatti egli non agisce contro di loro entro 10 anni, l’azione cadrebbe in prescrizione e il testamento resterebbe per sempre valido (e con esso anche la diseredazione).