Di converso, a fronte dei minori vincoli le coppie di fatto devono fare i conti con una serie di diritti sui quali non possono fare affidamento. Se da una parte le coppie di fatto non hanno il dovere di fedeltà, dall’altra non hanno neppure il diritto al mantenimento in caso di separazione, il diritto alla comunione o alla separazione dei beni, il diritto alla reversibilità della pensione in caso di morte del partner, o la tutela del patrimonio immobiliare e dell’impresa familiare. Inoltre, le coppie di fatto non hanno diritto a ereditare la quota legittima del patrimonio del partner deceduto, se esistono altri eredi legittimi o testamentari, e hanno diritto a ereditare esclusivamente la quota disponibile, cioè quella di cui il defunto poteva liberamente disporre con testamento, solo se la convivenza di fatto è stata attestata da almeno due anni prima della morte. Nel concreto, le coppie di fatto devono accontentarsi di una tutela ridotta e precaria, e devono affidarsi alla buona volontà del partner e della sua famiglia, o alla discrezionalità del giudice, per risolvere le questioni più delicate e importanti della loro vita. L’uso scorretto delle polizze vita può anche nascondere ulteriori rischi, soprattutto in caso di decesso di uno dei due componenti, poiché adottare questi stratagemmi può sembrare una scelta furba per aggirare il problema, ma spesso viene sottovalutato il rischio che questo tipo di investimento venga riconosciuto quale donazione indiretta, generando una serie di grattacapi legali e costi anche importanti, in un momento già di per sé difficile dal punto di vista emotivo. In conclusione, le coppie di fatto in Italia sono ancora in una situazione di svantaggio e di vulnerabilità rispetto alle coppie sposate o unite civilmente.