I costi di una divisione giudiziale immobiliare possono essere ingenti, perché comprendono le spese legali, il contributo unificato da pagare allo Stato per avviare la causa, l’onorario degli avvocati e, soprattutto, i costi della perizia di divisione immobiliare, svolta dal consulente tecnico d’ufficio incaricato dal giudice.
La liquidazione delle spese della divisione giudiziale viene fatta dal giudice nella sentenza che definisce la causa.
Di norma, però, i costi sono già stati anticipati dalle parti che li hanno sostenuti.
Anche nelle divisioni giudiziali, come in tutte le cause civili, vale il criterio della soccombenza, in base al quale la parte che perde – cioè chi ha visto dichiarare infondate le proprie domande – è condannata a pagare interamente le spese di giudizio.
In questo modo, la parte vittoriosa potrà agire nei confronti del soccombente per recuperare l’ammontare delle spese liquidate in sentenza.
Se invece, come spesso accade, c’è soccombenza reciproca, il giudice potrà compensare, in tutto o in parte le spese.
Con la compensazione le varie voci di spesa rimangono definitivamente addossate in capo a chi le ha sostenute, senza possibilità di ottenere il rimborso dalle altre parti in causa.
Inoltre, la divisione giudiziale può comportare, nei casi più controversi e che non sono risolvibili con l’attribuzione diretta dei vari beni ai comunisti coeredi, la vendita giudiziaria degli immobili, che saranno messi all’asta con distribuzione della somma ricavata agli aventi diritto, che quindi riceveranno il denaro anziché i beni immobili.
In tali situazioni, c’è l’ulteriore aggravio dei costi da sostenere per la pubblicità della vendita immobiliare e per le spese di custodia giudiziaria, da corrispondere al professionista nominato dal giudice come incaricato del compimento delle operazioni.