Possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.
Non esiste, da questo punto di vista, alcun limite anagrafico per accedere a queste tecniche, in quanto la frase “potenzialmente fertile” fa riferimento ad una condizione soggettiva che prescinde dall’età.
L’Italia a livello europeo detiene il primato di Paese con l’età più alta di pazienti che decidono di accedere per la prima volta a trattamenti di fecondazione assistita.
Negli ultimi dieci anni, in particolare, si è registrato un boom degli over 40, che sono aumentati quasi del 15%.
Secondo la relazione trasmessa dall’Istituto Superiore della Sanità al Parlamento in materia di fecondazione assistita, nel caso di tecniche di PMA di secondo e terzo livello l’età media dei pazienti si attesta a 35,6 anni nel caso di donazione di seme, 41,5 anni nelle ipotesi di donazione degli ovociti e 40,6 anni nelle ipotesi di embrioni conservati.
Non è consentito, ad esempio, l’accesso alla fecondazione eterologa da parte delle coppie omosessuali o delle donne single.
Così come, a differenza di moltissimi paesi come il Regno Unito, il Canada, la Danimarca, il Belgio e l’Australia, sussiste ancora il divieto alla maternità surrogata, ossia all’impianto dell’embrione ottenuto da una coppia nell’utero di un’altra donna.
È possibile fare ricorso a queste tecniche qualora “non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere” le cause di sterilità o infertilità e sia stato accertato il carattere assoluto delle stesse, dovendo siffatte circostanze essere documentate da atto medico.